Nato a Roma, da padre piemontese (Mario
Incisa della Rocchetta) e madre tosco-americana (Clarice della
Gherardesca), svizzero per studi e formazione, Nicolò
vive a Bolgheri, dove governa
l' azienda di famiglia: tenuta agricola, scuderia, vino. In
Maremma è quasi uno straniero in patria, anche in questo
simile al padre; conservatore geloso dell' ambiente e dell'unicità
del luogo, ma distaccato dai riti vecchi e nuovi della comunità
locale. Non ama la caccia, le auto fuoristrada, le divise da
gentiluomo di campagna, il diporto mondano. Veste in giacca
e cravatta sia in cantina che in scuderia. S'interessa agli
animali, e non li considera "da parata": i randagi
valgono i purosangue. La sua preferita è una Jack Russel,
piccola per un difetto di nascita. La morte di Mario nel 1983
aveva posto la famiglia di fronte a gravi emergenze.
Dall' alto di Castiglioncello
si vedevano le colline verdi scendere verso il mare, la macchia
e le dune del litorale, ma anche il taglio violento dellAurelia,
i nuovo agglomerati urbani, i villaggi turistici sulla spiaggia.
Guasti dappertutto, fuorché nell' enclave ancora selvatica
di Bolgheri.
Che fare di questo paradiso assediato? Che fare di un'azienda
agricola di dimensioni sempre più ingovernabili, delle
diecine di poderi a rischio di esproprio se lasciati in abbandono?
Che fare di una scuderia, dalla storia gloriosa, minaccia- ta
dai nuovi padroni degli ippodromi, gli sceicchi e i loro petrodollari
? Che fare di un vino tanto nobile e tanto acclamato, che ora
doveva affrontare il mercato, dopo essere fiorito nelle serre
protette di San Guido?
Quando pensa allanno terribile della
scomparsa del padre, Nicolò
non può fare a meno di riconsiderare le due grosse
sfide che gli si pararono dinanzi: "Un'attività,
quella dei cavalli, in un declino che sembrava inarrestabile;
la novità Sassicaia, promettente ma impegnativa, un vino
che doveva uscire dalla clandestinità, senza perdere
le sue straordinarie qualità d'origine".
A 15 anni di distanza i conti sembrano tornare. La Dormello-Olgiata
resiste, la giubba più famosa del mondo, la Croce di
S. Andrea, rossa in campo bianco, calca ancora le piste italiane
e estere. A Bolgheri si allenano ancora i purosangue e si respira
quell'aria di cui gli Incisa non possono fare a meno. Le piste,
disegnate da Mario, non hanno
perso il loro fascino agli occhi degli appassionati italiani
e stranieri. Il flusso dei turisti "ippici", che qui
vengono alla loro Mecca, non accenna a diminuire col passare
degli anni. "Per sopravvivere, tuttavia", insiste
Nicolò, "bisogna mantenere le dimensioni di una
piccola impresa familiare. Le fattrici si sono dimezzate rispetto
ai tempi d'oro e in pista dobbiamo affidarci alle giovani speranze.
Tesio ci ha insegnato che la fortuna si allea spesso alla qualità".
Il terreno sul quale Nicolò
ha vinto totalmente è quello del vino. Una partita giocata
anche per liberarsi della memoria ingombrante del padre, secondo
le note tesi freudiane. Il primo gesto di autonomia fu intorno
al 1970, quando si rivolse al cugino Piero Antinori per fare
uscire il Sassicaia dai piccoli numeri di un vino per happy
few. Il secondo fu quello di affrancarsi, quasi 20 anni dopo,
anche dalla tutela Antinori. "Una tutela che funzionò
benissimo, a cui dobbiamo la promozione del Sassicaia
nel mondo", dice ora Nicolò. Si trattava del primo
vino italiano a base di Cabernet Sauvignon e il mercato non
era preparato alI' evento. Nicolò
ricorda che nel 1966 lui e suo padre avevano preso contatti
con i migliori ristora- tori di Firenze proponendo loro il rosso
di Bolgheri, ma questi avevano tutti respinto l' offerta dichiarando
che nessun loro cliente avrebbe mai pasteggiato con un Cabernet.
Il Sassicaia oggi è
un prodotto di punta del made in Italy e ha raggiunto il suo
equilibrio. "Ne troppo raro, ne troppo comune", dice
Nicolò. "In Italia tutti vorrebbero fare un Petrus,
un vino estremo, di elite. Mio padre non ha fatto in tempo a
rendersi conto di cosa poteva rappresen- tare il suo esperimento
nel panorama vinicolo italiano. In fondo voleva solo costruirsi
un vino su misura, per se, la famiglia, pochi amici. Noi invece
abbiamo scelto di produrre per un mercato in cui la qualità
sia nel giusto rapporto con la quantità".
La prerogativa del Sassicaia
è di avere una personalità forte e riconoscibile
anche nelle annate deboli. Vogliamo rimanere produttori di un
solo vino".
Il Sassicaia ha fatto da
fermento per tutto l' ambiente. Una Maremma selvatica, ignota
al mondo, immobile nei secoli alle spalle di una fascia costiera
minacciata dalla solita urbanizzazione all' italiana. Questa
era la realtà del luogo fino a poco tempo fa. Tra i vini
locali, solo un rosato era noto fuori dai confini della provincia.
Il Sassicaia rischiava di essere "l'unica pianta verde
in un deserto", dice Nicolò. Correndo sulle strade
del mondo, il Sassicaia ha fatto circolare il nome di Bolgheri
e richiamato l' attenzione di altre imprese su un territorio,
che appare specialmente vocato alla viticoltura.
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News
• “La MINI SASSICAIA”
È uscita la mini Sassicaia. Distributrice Meregalli, ha ideato la mini Cooper S di ultima generazione, una versione speciale dedicata al Sassicaia, limitata a soli 12 esemplari numerati legati all'annata 1985 del Sassicaia, la più preziosa.
Apposite areografie riproducono fedelmente l'etichetta Sassicaia 1985 sull'intero tetto della vettura. La verniciatura è unica e riprende i colori dominanti del Sassicaia: il blu, l'oro e il magnolia
• "Primum Familiae Vini"
il 18 giugno 2004 il Marchese Nicolò è stato scelto per entrare a far parte del Primum Familiae Vini - "le prime famiglie del vino".
Si tratta di un'associazione internazionale (anche conosciuta come PFV), fondata ufficialmente nel 1993. La partecipazione è limitata ad un massimo di 12 famiglie produttrici di vino. L'adesione è concessa unicamente su invito e tutte le decisioni devono essere approvate all'unanimità.
• Premio Masi al "papà" del Sassicaia
Il 25 settembre 2003 L’Amarone premia il Sassicaia. E' stato assegnato a Nicolò Incisa della Rocchetta, creatore e produttore del mitico Sassicaia il Premio "MASI PER LA CIVILTÀ DEL VINO". Il produttore toscano è il primo italiano a ricevere il prestigioso riconoscimento.